Mary Wollstonecraft

 

 

Era figlia di un londinese che aveva deciso di dedicarsi all’agricoltura, non vi riuscì, perse il patrimonio e la moglie, si mise a bere e le sue tre figlie dovettero guadagnarsi da vivere. Aprirono una scuola, meritarono le lodi di Samuel Johnson e fallirono. Mary si mise a fare l’istitutrice, ma fu licenziata dopo un anno perché «i bambini volevano più bene a lei che alla madre». Nel frattempo scrisse diversi libri e tra questi, nel 1792, a trentatré anni, A Vindication of the Rights of Woman (Rivendicazione dei diritti della donna).

Lo dedicò a M. Talleyrand-Perigord, già vescovo di Autun, accennando al fatto che l’Assemblea Costituente, avendo proclamato i Diritti dell’Uomo, era moralmente obbligata a decretare i Diritti della Donna. Forse per facilitarsi la strada, assunse un tono molto morale professando fedeltà alla patria, alla virtù e a Dio. Parlava poco del suffragio delle donne perché «dato che attualmente nel nostro paese tutto il sistema di rappresentanza è solo una comoda occasione per il despotismo, le donne non hanno bisogno di essere compatite; in quanto sono rappresentate così come lo è una classe numerosa di operai che lavorano duro, che pagano di persona il mantenimento dei reali quando a malapena riescono a riempire con il pane la bocca dei propri figli». Ciononostante, «penso in verità che le donne dovrebbero avere rappresentanti [in Parlamento], invece di essere governate senza che sia loro permesso in alcun modo di prender parte direttamente alle deliberazioni del governo». Come esempi di una legislazione basata sulle differenze sessuali, indicava la legge della primogenitura e quella dell’inalienabilità del patrimonio ereditato. E la consuetudine era ancor più crudele della legge, perché stigmatizzava e puniva per tutta la vita la donna che si era allontanata per un momento dalla castità, «mentre gli uomini mantengono la loro rispettabilità pur indulgendo al vizio».

Alcuni lettori furono probabilmente urtati dall’affermazione di Mary sul diritto da parte della donna di provare, o di confessare, una soddisfazione fisica nel coito. Essa ammoniva però i due sessi che «l’amore considerato come appetito animale non può alimentarsi a lungo senza finire»; in questo senso, in verità «è la più evanescente delle passioni». L’amore come rapporto fisico dovrebbe esser gradualmente sostituito dall’amicizia. Questa necessita di reciproco rispetto, e il rispetto esige che nella coppia ognuno dei due trovi nell’altro un individuo e un carattere che si sviluppa. Ne consegue che il miglior principio della liberazione della donna sta nell’ammissione delle sue colpe, e nella consapevolezza che la sua libertà dipenderà dalla sua educazione intellettuale e dalla sua condotta.

La Rivendicazione procede enumerando alcuni difetti femminili dell’epoca: l’affettazione di debolezza e timidezza, che alimenta la presunzione di superiorità del maschio e la lusinga; la dedizione alle carte, al pettegolezzo, all’astrologia, al sentimentalismo e al ciarpame letterario; l’interesse eccessivo dato all’abbigliamento e all’ammirazione di sé.

La natura, la musica, la poesia e lo spirito cavalleresco tendono a fare delle donne creature dei sensi… e questa sensibilità esagerata naturalmente attenua le altre doti dello spirito e impedisce all’intelligenza di raggiungere quella sovranità che dovrebbe raggiungere… perché l’esercizio della comprensione, con l’avanzare della vita, è l’unico metodo indicato dalla Natura per calmare le passioni.

Quasi tutti quei difetti, riteneva Mary, erano dovuti alla diversità di educazione e al fatto che l’uomo era riuscito a far credere alle donne che (come aveva detto loro una scrittrice) «il vostro migliore, il vostro più dolce impero sta nel piacere».

Mary era irritata da quei fronzoli e da quegli artifici, e guardava con invidia alle donne francesi che erano riuscite a ottenere un’istruzione e che imparavano a scrivere lettere che sono tra i prodotti migliori dello spirito francese. «In Francia c’è, comprensibilmente, una diffusione della cultura più generale che in qualsiasi altra parte del mondo europeo, e io l’attribuisco, in parte, ai rapporti sociali che da molto tempo intercorrono tra i due sessi». Una generazione prima di Balzac, Mary Wollstonecraft osservava che i Francesi, i quali nel loro concetto di bellezza comprendono più dello spirito, danno la preferenza alla donna di trent’anni… Essi permettono alle donne di trovarsi nel loro stato più perfetto quando la vivacità cede il posto alla ragione e a quella maestosa serietà del carattere che indica la maturità… In gioventù, fino a vent’anni, il corpo si espande; fino ai trent’anni gli elementi solidi raggiungono un grado di densità e i muscoli flessibili [del viso], diventano quotidianamente più rigidi, danno carattere all’espressione – cioè, tracciano l’atto della mente con la penna di ferro del destino, e ci dicono non solo quali forze si nascondono lì dentro, ma in che modo sono state usate.

 

I difetti delle donne, pensava Mary, erano quasi tutti dovuti al fatto che era stata negata loro la possibilità di istruirsi, e al fatto che il maschio era riuscito a far sì che si ritenessero giocattoli sessuali prima del matrimonio, oggetti decorativi, serve ubbidienti e macchine per la procreazione, dopo. Per dare ai due sessi uguale possibilità di sviluppare l’intelletto e il corpo, ragazzi e ragazze, fino al momento di una vocazione tecnica, dovevano ricevere un’educazione comune, con lo stesso programma di studi e, quand’era possibile, gli stessi sport o sport equivalenti. Ogni donna doveva esser resa abbastanza forte nel fisico e capace nell’intelletto di guadagnarsi la vita se necessario, ma «qualsiasi cosa tenda a debilitare il carattere materno toglie la donna dalla sua sfera»; prima e poi le funzioni biologiche e le differenze fisiologiche si affermano. L’allattamento materno è utile alla salute della madre e potrebbe rendere le famiglie meno numerose e più forti. L’ideale dell’emancipazione femminile deve essere la madre educata in unione paritaria con un maschio educato.

Avendo portato fino alla pubblicazione il suo libro, la giovane e brillante scrittrice si recò in Francia, affascinata da quegli anni in fermento della Rivoluzione, ma proprio in tempo per i Massacri e ilTerrore. A Parigi si innamorò di un americano, il capitano Gilbert Imlay, e consentì a vivere con lui in una unione priva di ogni sanzione. Dopo averla resa incinta, Imlay cominciò ad assentarsi di quando in quando per mesi, per affari o per altri motivi. Le lettere con cui essa lo prega di ritornare sono quasi altrettanto eloquenti, e rimasero ugualmente vane, di quelle di Julie de Lespinasse, una generazione prima. Nel 1794 diede alla luce una bambina, ma ciò non le conservò il padre. Questi offrì di farle avere una somma annua per il mantenimento della figlia, ma Mary rifiutò e tornò in Inghilterra (1795).Tentò di annegarsi nel Tamigi ma fu salvata da premurosi barcaioli.

Un anno dopo conobbe William Godwin e divenne la sua compagna: nessuno dei due credeva nel diritto dello Stato di regolamentare il matrimonio. Per amore del bimbo che aspettavano, però, decisero di sposarsi davanti al parroco (29 marzo 1797). Vergognandosi della loro legalità, tennero nascosto agli amici di idee più avanzate il fatto che non vivevano più in peccato.Per un certo tempo Mary brillò nell’ambiente ribelle che si riuniva intorno all’editore Joseph Johnson: Godwin, Thomas Holcroft, Tom Paine, William Wordsworth e William Blake (che illustrò alcuni degli scritti di lei). Il 30 agosto 1797, con grandi sofferenze, diede alla luce la futura moglie di Shelley. Dieci giorni dopo morì.

 

 

 

1 Tratto da: Will Durant "Storia della Civiltà" – L’età di Napoleone - Tomo II: L’Inghilterra romantica pag. 67.

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Mary, un romanzo