Heinrich Von Kleist

 

Heinrich Von Kleist nacque nel 1777 a Francoforte sull’Oder. Da buon tedesco trascorse sette anni nell’esercito. Studiò scienze naturali, letteratura e filosofia all’università locale. Chiese in moglie la figlia di un generale, ma tremava all’idea del matrimonio. Fuggì a Parigi e poi in Svizzera. Ricadendo nella letteratura scrisse, senza però mai finirla, una tragedia storica, Robert Guiskard; e nel 1808 allestì a Weimar una commedia, Der zerbrochene Krug (La brocca rotta), che una generazione successiva classificò come un classico. Durante un soggiorno a Weimar (1802-’03) ebbe l’amichevole incoraggiamento di quel benevolo vecchio agnostico che era Christoph Wieland il quale, dopo aver ascoltato brani del suo Guiskard disse al giovane drammaturgo che c’erano in lui «l’anima di Eschilo, di Sofocle e di Shakespeare». Kleist andò a stabilirsi a Parigi, ne sentì la febbre, e rifletté disperatamente sullo scetticismo intrinseco della filosofia idealistica tedesca. Il suo progetto di essere un soldato tedesco nell’esercito francese suscitò sospetto. Per insistenza dell’ambasciatore prussiano fu espulso dalla Francia. Poco tempo dopo la Francia dichiarò guerra alla Prussia; nel 1806 Napoleone distruggeva l’esercito prussiano, e quasi lo Stato prussiano. Kleist cercò rifugio a Dresda, ma i soldati francesi lo arrestarono per sospetto spionaggio; trascorse sei mesi in carcere. Tornato a Dresda, si unì a un gruppo patriottico di scrittori e artisti e collaborò con Adam Müller nella direzione di un periodico al quale collaborò anche con alcuni dei suoi saggi più belli.

Nel 1808 pubblicò una tragedia, Penthesilea (Pentesilea). Certo l’ira suscitata dallo spietato smembramento della Prussia operato da Napoleone aveva sollevato il poeta al di sopra dei propri dolori fino a farne una delle voci che incitavano la Germania alla Guerra di Liberazione. Verso la fine del 1808 pubblicò un lavoro teatrale, Die Hermannsschlacht (La battaglia di Arminio) che, narrando le vittorie di Arminio sulle legioni romane nell’anno 6 d.C. cercava di suscitare il coraggio dei Tedeschi nel conflitto apparentemente disperato con Napoleone. Anche qui il fervore patriottico di Kleist lo portava a eccessi nevrotici: Tusnelda, moglie di Arminio, attira in un appuntamento il generale romano Ventidio e lo conduce nella stretta fatale di un orso.

Gli anni 1809-’10 segnano il culmine dell’arte di Kleist. Il suo dramma poetico Das Käthchen von Heilbronn (Caterina di Heilbronn) fu rappresentato con successo ad Amburgo, Vienna e Graz. Qualche strana affinità di sofferenza lo unì, finalmente con una storia d’amore, a una donna malata in modo incurabile, Henriette Vogel. Il 21 novembre 1811, sulle sponde del Wannsee, vicino a Postdam, egli la uccise e poi si uccise.

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