Alessandro Manzoni

 

 

Alessandro Manzoni (1785-1873) nacque da Pietro Manzoni e Giulia Beccaria, figlia di Cesare, destinati a separarsi dopo un breve e infelice matrimonio. Fu affidato ai Somaschi di Merate, indi ai Barnabiti di Milano. Il poemetto Il trionfo della Libertà(1801), permeato di esaltato spirito giacobino, rivela l’impeto geniale e intellettualmente incontrollato. Tra il 1801 e il 1805 acquistano rilievo e già denotano una certa maturità alcune composizioni: l’idillio L’Adda (1803) e i Sermoni, e, alla fine di questo periodo, il carme In morte di C. Imbonati (1806). Nel 1808 egli sposò col rito evangelico la calvinista Enrichetta Blondel, che di lì a un biennio abbracciò il cattolicesimo; nel 1810 Manzoni ritornò alla fede della sua prima adolescenza. Siamo per ora agli anni di quasi tutti gli Inni Sacri (La Resurrezione, 1812; Il nome di Maria; Il Natale, 1813), pubblicati con la Passione nel 1815. La Pentecoste apparve nel 1822. Nel 1819 scrisse: Osservazioni sulla morale cattolica, contenenti pagine criticamente e sottilmente elaborate. Il Cinque Maggio, l’ode scritta per la morte di Napoleone nel 1821, attraverso l’interpretazione storico-religiosa degli avvenimenti, è la giustificazione lirica di questo rinnovato sentimento cristiano. Tra il 1816 e il 1822 Manzoni elabora e compone Il Conte di Carmagnola (1820) e l’Adelchi (1822), attraverso un paziente lavoro di ricerca erudita e di preparazione critica che dà i suoi frutti in lavori preliminari di carattere storico (Discorso sopra alcuni punti della Storia longobardica in Italia) e più ancora in una parziale anticipazione del contenuto della Lettera dallo Chauvet (1823), ma soprattutto testimoniano gli interessi del pensatore sui rapporti arte-verità e storia-poesia. Gli anni che intercorrono tra il 1821 e il 1827 lo vedono impegnato nel romanzo, dalla prima stesura (1821-’23) di Fermo e Lucia, vincolata negativamente da un romanticismo generico e facile, alla prima edizione, frutto di una rielaborazione veramente affaticante, dei Promessi Sposi(fino alla vigilia della stampa l’autore aveva proposto il titolo Gli Sposi Promessi), che segna progresso singolare, rispetto all’abbozzo, per tecnica narrativa, per rappresentazione di sentimento, e, dato non meno importante, per felicità espressiva. La seconda edizione, infatti (1840-’42), riprova la consapevolezza dell’autore, per sua natura pessimista, di aver fatto cosa veramente compiuta: nulla vi è d’alterato rispetto alla prima struttura interna ed esterna; altre sono le ragioni dell’insoddisfazione dell’autore, che tra il 1827 e il 1842 si preoccupa solo dell’elaborazione del linguaggio, da lui toscanamente vagheggiato, per la quale affronta anche un viaggio (1827) in Toscana. Dopo quattro anni di vedovanza, si risposò nel 1837 con Teresa Borri vedova Stampa, a cui egli sopravvisse, come a cinque dei sette figli avuti dal primo letto; eventi dolorosi, questi, non indifferenti, se non direttamente determinanti, per l’inaridirsi dell’attività creativa, ma che troveranno lenimento negli interessi religiosi, filosofici, storici, estetici e linguistici; di questi interessi, che dopo il 1840 lo assorbiranno totalmente, fanno testimonianza la Storia della Colonna Infame (apparsa in appendice all’edizione del 1842 dei Promessi Sposi), il discorso Del romanzo storico, il dialogo Dell’invenzione, il Saggio comparativo sulla rivoluzione francese dell’89 e la rivoluzione italiana del 1859, gli studi di lingua (Sentir Messa, Lettera a G. Carena sulla lingua italiana, la Relazione al ministro Broglio sull’unità della lingua e dei mezzi per diffonderla, ed altro ancora).

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Storia della colonna infame