Edoardo Calandra

 

Edoardo Calandra (Torino 1852-1911) si dilettò di archeologia e di disegno e illustrò opere proprie e di amici. La sua narrativa, oscillante fra manzonismo e temperato decadentismo, predilige delicate situazioni psicologiche calate in vasti quadri di storia piemontese. I migliori risultati li ottenne nel romanzo La bufera (1898), disegno di un idillio ambientato nella campagna torinese alla fine del Settecento, entro la vicenda più grande e crudele che ancora contrapponeva reazione e rivoluzione: la grande storia da qui passa lontano, oppure si svolge blanda e misurata, spesso non sfiora le genti; ma la piccola coinvolge tutti, e il processo che opera lo scrittore è proprio quello di isolare il suo Piemonte dal resto dell’Europa, quindi dell’Italia, concentrando sempre più lo sguardo all’interno della sua regione. L’intuizione manzoniana della guerra vista dai contadini fuggenti l’orda dei lanzichenecchi ha così una sua più tarda ma grande apertura, cui è riserbata tutta la crudezza di linguaggio di cui era capace la ottocentescamente pudica penna di Calandra: sino al momento finale, dove il linguaggio dell’idillio si confonde con quello feroce ed osceno della guerra.

Da segnalare ancora, oltre ai due notevoli racconti di A guerra aperta (1906), nell’ambito della sperimentale produzione drammatica dello scrittore: Ad oltranza (1890) e Disciplina (1892, in collaborazione con S. Lopez).

 Librarsi ha pubblicato

Lì, fiorile, anno 7°

Le masse cristiane