Arrigo Boito

 

Arrigo Boito (Padova 1842-Milano 1918) studiò al conservatorio di Milano violino, pianoforte e composizione con A. Mazzucato. Nel 1861, appena diplomato, partì per Parigi con l’amico F. Faccio. I mesi trascorsi nella capitale francese furono decisivi per la formazione di Boito che proprio in quel periodo diede inizio all’attività di compositore (progetti del Mefistofele e del Nerone), di scrittore e di critico musicale (primi articoli per "La Perseveranza"), nonché alla sua collaborazione con Verdi, a cui fornì il testo per l’Inno delle nazioni. Dopo il suo ritorno a Milano (settembre 1862) Boito fu tra i protagonisti più accesi della scapigliatura milanese, di cui condivise il vagheggiamento di un’arte anticonformista e "maledetta". Scrisse con E. Praga la commedia Le madri galanti (1863) e strinse rapporti con Camerana, Giacosa, Capuana, Verga. Le posizioni radicali e irriverenti espresse in un brindisi poetico provocarono nel 1863 una rottura con Verdi. È in questi anni, soprattutto con Re Orso (1865) una fiaba in versi cui seguirà nel 1877 il Libro dei versi, che si definisce la componente più tipica della poesia di Boito, cioè quel gusto per l’artificio verbale, per i giochi di parole, di suoni e di ritmi che avrà un riflesso anche nella sua librettistica.

Nel 1866 partecipò, volontario garibaldino, alla terza guerra d’indipendenza. Al ritorno, si dedicò intensamente alla realizzazione del Mefistofele, un’opera di vaste dimensioni intrisa di sinfonismo e lontana dalle tradizioni italiane del "belcanto". Il Mefistofeleconobbe un clamoroso insuccesso alla Scala (1868); ridotto a poco più della metà, ottenne invece un buon successo a Bologna (6 ottobre 1875) e trionfò finalmente, sei anni dopo, ancora alla Scala (25 maggio 1881). Dopo la rielaborazione del Mefistofelel’attività più appariscente di Boito divenne quella di librettista. Già nel 1863 aveva fornito a Faccio il libretto di Amleto; erano seguiti, fra gli altri, i libretti della Falce(per Catalani) e della Gioconda (per Ponchielli). La ben più rilevante collaborazione con Verdi, resa possibile dalla "pacificazione" intessuta dall’editore Ricordi, iniziò con il rifacimento (1881) del libretto del Simon Boccanegra. Il contributo che Boito diede a Verdi con i libretti di Otello (1887) e Falstaff (1893) esorbita nettamente dal tradizionale ruolo del librettista.

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L'alfier nero