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Recensioni

In un ambito di formazione universitaria basato sulla ricerca continua di conoscenze dell'uomo e del suo universo, meritano particolare menzione le seguenti pubblicazioni:

D.L. Sackett, W. Scott Richardson, W. Rosemberg, R. Brian Haynes "La medicina basata sull'evidenza", Centro Scientifico Editore, Torino, 1998

J. A. Muir Gray, "L'assistenza sanitaria basata sulle prove", Centro Scientifico Editore, Torino, 1998

Brian Haynes racconta nel suo testo che il Preside di una Facoltà di Medicina abbia detto ad un gruppo di laureandi: "metà di ciò che vi è stato insegnato non sarà più vero entro 5 anni. Sfortunatamente, non sappiamo quale sarà la metà in questione".

Ad ampliare la gravità del problema derivante dall'evoluzione continua e verticosa delle conoscenze, D.L. Sackett evidenzia che: "gran parte della pratica medica attuale non è fondata su solide evidenze scientifiche".

La medicina basata sull'evidenza (evidence based medicine - E.B.M.), rappresenta un processo di apprendimento che, partendo dall'individuazione di un problema clinico e dalla sua esplicita e corretta formulazione, si realizza nella ricerca e nella valutazione dei dati concernenti quel problema consegnati alla letteratura, al fine di fornire un valido fondamento alle valutazioni diagnostiche e alle decisioni terapeutiche del medico.

Le riflessioni di Haynes e di Sackett, possono tranquillamente essere trasposte all'infermieristica e al suo esercizio.

L'assistenza sanitaria basata sulle prove, rappresenta una ulteriore evoluzione della "medicina basata sull'evidenza", addentrandosi nell'ambito della gestione e della direzione sanitaria, ovvero della responsabilità decisionale relativa alla tipologia e all'organizzazione dei servizi e delle prestazioni da offrire nella popolazione.

Anche in questo campo Muir Gray evidenzia la necessità e l'approccio metodologico per produrre le informazioni e le prove di efficacia ad assumere delle scelte di management sanitario.

A cura di Franco CIRIO

LA CITTA’ DELLA GIOIA

( Dominique Lapierre. A. Mondadori 1985)

ANAND NAGAR: la Città della gioia. In realtà leggendo le prime pagine del libro, tutto si può pensare, tranne che quello slum, quartiere operaio di Calcutta abitato unicamente da profughi, sia un luogo di gioia.

Calcutta, una città ricca di cultura e di storia; tuttavia per milioni d’esuli che si ammucchiano nelle sue bidonville, rappresenta solo speranza di un altro giorno di vita. In una metropoli di quelle dimensioni, c’era sempre qualche briciola da raccattare, mentre in un villaggio inondato dal monsone o arso dalla siccità, non esisteva più neanche la speranza della briciole.

Nella bidonville si trovano riunite tutte le premesse per portare gli ex contadini alla degradazione: sottoccupazione e disoccupazione, salari bassi, lavoro dei bambini, scorte alimentari inesistenti, mancanza assoluta d’intimità (una sola stanza per dieci, dodici persone). Ma il miracolo di questi ghetti è che vi è equilibrio tra i fattori catastrofici e altri fattori che permettevano ai loro abitanti di rimanere pienamente uomini, e di diventare "uomini modello d’umanità". Qui, infatti " si praticavano l’amore e l’aiuto reciproco, la spartizione con chi era più povero, la tolleranza verso ogni fede e casta, il rispetto per il forestiero, la giusta carità per i mendicanti, gli infermi, i lebbrosi e persino i pazzi. I deboli venivano aiutati invece di essere annientati, gli orfani immediatamente adottati dai vicini, i vecchi presi a carico e venerati dai figli. Per questo motivo, questo ghetto che sembrava dimenticato da Dio, meritava il nome di Città dalla Gioia.

Proprio qui, in questo slum Paul Lambert, sacerdote cattolico francese, decise di stabilirsi per condividere la sua esistenza con i più poveri e diseredati e per soccorrerli. Voleva " trovare i poveri là dove sono, condividerne la vita e morire con loro". E’ qui che si trova a vivere delle grosse crisi di fede e a risolverle grazie all’esempio di vita delle persone più povere. L’ambizione di Paul, non era quella di diventare un benefattore, ma quella di aiutare la gente del posto ad avere fiducia in se stessi, perché avessero voglia di fare qualcosa per migliorare la loro sorte.

Questo si realizzò. infatti, un giorno alcuni abitanti d’Anand Nagar, chiesero aiuto a Paul per fare insieme qualcosa d'utile per la gente dello slum. Nacque così il comitato del mutuo soccorso costituito da alcuni abitanti del quartiere che decisero di mettere la loro vita a disposizione di chi aveva meno di loro. A loro si unirono diversi altri personaggi, come per esempio un giovane medico americano che decide di dedicare un anno della propria vita alla cura dei poveri. Una collaborazione che fece ritrovare il sorriso a molti abitanti dalla bidonville.

Da queste pagine si può ricevere una grande lezione di speranza e di solidarietà. Ma soprattutto è grande l’insegnamento riguardo all’aiuto efficace. Spesso si è portati a credere che i soldi e la civiltà possano risolvere i problemi di molte persone ridotte al più basso grado di povertà. Ma proprio nell’esperienza di queste persone, si capisce che i gesti di solidarietà sono avvertiti ed apprezzati come tali al livello più elementare.

Un semplice sorriso può avere lo stesso valore di tutti i dollari del mondo.

(Salisburgo Paola - studentessa III° anno)

E venne chiamata due cuori

(Marlo Morgan E.Sonzogno. 1996 )

" E venne chiamata due cuori" è il romanzo di una straodinaria avventura umana e spirituale di una donna americana, una sorta di taccuino di un viaggio all’insegna di una antica cultura aborigena.

Il tutto ha inizio quando Marlo Morgan, autrice e protagonista dell’esperienza, riceve l’offerta di un lavoro in Australia, dove nel giro di poco la troverà occupata in lavori di prevenzione medica e all’inserimento sociale della minoranza etnica.

Ignara di quanto l’attende, accetta l’invito di una tribù aborigena, convinta di partecipare ad una cerimonia per il riconoscimento della sua attività svolta. Con grande sorpresa, Marlo viene portata nell’entroterra australiana, nell’arido cuore dell’Outback in un vagabondaggio di quattro mesi dove il fisico e la volontà vengono messi a dura prova. Lo spirito di adattamento però le consentirà di essere illuminata da riflessioni semplici ed essenziali che le permetteranno di riconquistare la verità universale.

Da qui il titolo del libro, segno della capacità di riconciliare due mondi separati, da una parte l’America che incarna il sicuro materialismo e la certezza del presente e nel suo opposto l’Australia, simbolo di un senso spirituale profondo. E’ qui infatti che Marlo riesce a staccarsi dai criteri della logica e del buon senso per ritrovare il vero significato dell’essere:’ ciò che conta è il modo in cui ci si rapporta emotivamente alle cose, perché tutto ciò che esiste sul pianeta ha uno scopo. Nulla è casuale, esistono solo equivoci o misteri non ancora svelati all’uomo; difatti l’universo è un piano in eterno divenire e l’amore è canale attraverso cui lo scopo, il sentimento trova la sua espressione. Impara poi a non dire mai, a sopportare l’attenzione su altre cose, a vivere in simbiosi con la natura, a comunicare con la telepatia resa possibile perché non c’è la paura di aprire la mente per ricevere.

Riesamina le difficoltà, nella ricerca del loro scopo autentico senza considerarle ostacoli alla realizzazione delle proprie aspettative’.

Gli insegnamenti ottenuti durante il viaggio, che si concluderà nel luogo sacro, rifugio dal modo di pensare dei Mutanti (cioè di quanti hanno perduto o rinnegato antichi ricordi e verità universali) in cui sono conservate le testimonianze della storia della vera gente.

E’ qui che viene data rivelazione, motivo del suo viaggio nell’ Outback :

la vera gente è in via di estinzione e Marlo è stata scelta fra i mutanti come loro messaggera per rivelare alla sua gente la loro partenza. I mutanti hanno una comprensione limitata perché misurano il tempo in funzione di se stessi, distruggono senza tenere conto del domani. Perciò il messaggio vuole essere l’invito a cambiare atteggiamento nei confronti della vita e dell’universo; un’esortazione per ritrovare le origini.

Rientrata in America, è forte il messaggio che porta con sé che Marlo decide di pubblicare a proprie spese la sua storia. Una storia che porta il messaggio dell’esistere; un invito a focalizzare l’attenzione sulle cose vere, ad una spiritualità che si traduce in qualsiasi gesto o pensiero.

(Claudia Einaudi - studentessa III° anno)

 

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