LA PROFESSIONE INFERMIERISTICA NEI
FUMETTI E NEI CARTONI ANIMATI
Rivolti all'inizio della loro creazione, principalmente ai bambini, quindi strumento di divertimento piuttosto che di riflessione, i fumetti non dedicano eccessivo spazio alle malattie ed al relativo corollario di ospedali ed infermi. Deputato a curare gli eroi di cartone è quasi sempre un medico anziano e munito di fonendoscopio. Una figura altamente tranquillizzante (per l'età), competente (per il fonendoscopio) e tradizionale (perché maschio). Senza alcun dubbio uno stereotipo adeguato.
Fuori da questo schema, a sorpresa, si colloca proprio uno dei capisaldi del fumetto più tradizionale, la Walt Disney che in una storia creata appositamente per pubblicizzare la nascita di Eurodisney fa svolgere un ruolo da protagonista a tutti gli effetti ad una infermiera. Qui, Quo e Qua preoccupati per le condizioni fisiche dello zio Paperino cercano affannosamente un medico. Amelia, scaltra, se ne accorge ed offre un saggio delle sue conosciutissime qualità di trasformista. Uno schiocco delle dita e la fattucchiera diventa infermiera. Di lapalissiana evidenza c'è già in questa trasformazione il passaggio dal fronte del male al fronte del bene, nel trapasso dal nero della divisa da strega al candido della nuova divisa d'infermiera. Nulla però vietava ad Amelia di trasformarsi in un medico con tanto di baffi e fonendoscopio. Avrebbe certamente rischiato molto meno di essere riconosciuta. Perché non lo ha fatto? Ma perché alla donna che vive sul lato oscuro della vita è data la possibilità di redimersi, ma a condizioni ben precise, anche in un fumetto. La redenzione non deve mai fare dimenticare ciò che si è stati. Quindi da strega a infermiera sì, da strega a medico no, neppure nella via di mezzo che poteva essere quella di trasformarsi in una donna medico. E poco importa che i tre nipotini vedendola apparire candida e fischiettante la gratifichino gridando: "che fortuna! Un'infermiera!".
Un'insistente leggenda vuole invece che molte delle "vocazioni" sbocciate a favore della professione d'infermiera siano da attribuirsi al più strappalacrime dei fumetti rosa degli anni ottanta, il giapponese Candy Candy. La piccola orfanella avrebbe, molto più di tutte le campagne pubblicitarie, di assegni di studio o altra diavoleria inventata dagli Assessorati regionali alla sanità, contribuito a convincere schiere di fanciulle a seguire le orme della Nightingale. Se fosse possibile dimostrare la validità di questo sospetto si dovrebbe seriamente credere anche a quello che ancora si sussurra solo a bassa voce e cioè che molti ricchi, ispirandosi a Paperon de Paperoni facciano il bagno nelle monete d'oro.
Candy Candy