Un’Europa in transizione
Così il titolo del discorso d’orientamento alla Seconda Conferenza Ministeriale della Regione Europea dell’OMS sulle cure infermieristiche ed ostetriche svoltasi a Monaco dal 15 al 17 Giugno scorso. La conferenza ha riunito i 50 Stati membri (tutti rappresentati da delegazioni ministeriali) intorno alla realizzazione dei grandi temi di Salute 21 ed al contributo di Infermieri ed Ostetriche.
Punti cardine:
Bene, tutto questo in uno scenario dove fin da subito è emersa chiara l’immagine di due o più "Europa". Intanto un’Europa occidentale dei Paesi dell’UE con disparità ma pur sempre ricca, dove le grandi turbolenze sociali e politiche appartengono ad un passato remoto. Poi un’Europa orientale che declina al presente guerra, precarietà economica, turbolenze sociali, disuguaglianze fra stra-potere di pochi nuovi ricchi e tanti poveri di sempre. Se è vero che in tutta Europa esistono problemi comuni di salute, le condizioni socioeconomiche incidono pesantemente sulla morbilità e sulla speranza di vita della popolazione. La povertà rappresenta un forte ostacolo alla realizzazione di programmi di promozione e tutela della salute e Infermieri e Ostetriche, che tra i professionisti della salute sono a più stretto contatto con le fasce deboli e sfavorite, sono spesso impossibilitati ad offrire risposte coerenti con i bisogni individuati.
Emerge poi disparità nei sistemi di formazione, riconoscimento professionale e retribuzione.
Ma, tornando alla "ricca" Europa occidentale, tutti i Paesi più avanzati, accanto ad una politica di potenziamento dei programmi formativi, hanno sostenuto di pari passo politiche di miglioramento retributivo: questi due aspetti risulterebbero inscindibili sia per promuovere l’immagine ed il riconoscimento della professione, sia per incentivare le politiche di reclutamento degli infermieri. Un ulteriore elemento strategico è la conquista di spazi decisionali ai vari livelli istituzionali e governativi, esperienza ormai consolidata in paesi come l’Olanda, l’Inghilterra, la Germania, la Danimarca, il Belgio, la Svezia, l’Islanda etc. i cui rappresentanti hanno sostenuto con forza l’irrinunciabilità del contributo della professione infermieristica nell’ambito dei piani di sviluppo dei programmi di salute della comunità.
E che dire del fatto che in "un Paese come l’Italia" (così è stato più volte citato in un gruppo di lavoro sottolineandone risorse e progettualità) la professione non abbia una propria rappresentanza nell’ambito del Ministero? O meglio, non abbia fra i suoi 320.000 infermieri qualcuno che partecipi ai processi decisionali sulla definizione di politiche e strategie di salute, quando formazione e prassi hanno ormai consolidato conoscenze, abilità, sensibilità nel leggere con i consumatori i bisogni di salute e organizzare risposte coerenti ?
Come non sottolineare ( ed invidiare….) la tenacia con cui i Ministri dei Paesi "dell’altra Europa" hanno evidenziato nell’ambito della Conferenza gli sforzi, le difficoltà, i problemi ma anche la volontà di dialogare e lavorare insieme per quella che dovrebbe essere l’anima vera di ogni politica sanitaria : il ben-essere dei cittadini ?
Presente in qualità di osservatore, il CESPI ha osservato….. Di fronte ad una presenza tanto sentita e vissuta da parte dei Nuovi Stati Indipendenti e dei Paesi dell’Europa Centro-orientale che hanno orgogliosamente preteso ed ottenuto di partecipare a pieno titolo alla stesura della mozione finale, abbiamo con sgomento dubitato che nella Regione esista un quarto gruppo di Paesi, una sorta di "simpatico" limbo mai apertamente citato che ospita solo noi! L’Italia era penosamente assente ovunque. Ogni Paese ha schematizzato ed illustrato con poster, pubblicazioni ed immagini progetti, attività e – soprattutto – i progressi avvenuti dopo la definizione della politica SPT : l’Italia, e sappiamo per esperienza diretta che non è la prima volta, è latitante su tutti i fronti .
Tante contraddizioni hanno fatto sì che non sia stato agile organizzare il consenso sulla Dichiarazione che è stata il fulcro ed anche l’epilogo della Conferenza.
Pubblichiamo il testo della Conferenza che recita: "….in qualità di Ministri della Sanità…." …..Un buon programma di intenti e di lavoro per i prossimi 10 anni , che vedrà nel 2002 un primo livello di verifica….
A seguire pubblichiamo la traduzione del documento ufficiale OMS "L’Infermiere di Famiglia" che delinea il curriculum formativo di quella che, ripetiamo, è definita la figura infermieristica "chiave" dei servizi per la salute delle comunità.
In ultimo, un appuntamento per il prossimo numero della rivista : presenteremo un resoconto dell’esperienza di formazione che il CESPI sta conducendo su commissione della Regione Piemonte con il corso "Infermiere di Famiglia e di Comunità" e che vedrà, a partire da Settembre, la sua seconda edizione.
Caterina Marsaglia